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INTRODUZIONE
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(Leonardo Campus è storico, autore tv, giornalista. clicca QUI)

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GLI EVENTI
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Discorso di Mussolini a Trieste (18 settembre 1938)
L' ANNUNCIO

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Illustrazione d'epoca riepilogativa delle leggi (da “La difesa della razza”, 10 novembre 1938)
LA LEGISLAZIONE
Foto d'epoca (1944)
L' ESCLUSIONE

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Estratto dal documentario “Memoria. I sopravvissuti raccontano”
LO STERMINIO
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Ebrei residenti in Italia nel 1938
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‰ degli ebrei sul totale degli italiani (circa 1 su 1000)
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Ebrei rimasti in Italia nel 1943
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Ebrei italiani deportati
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Percentuale dei deportati sugli ebrei in Italia nel '43 (quasi 1 ogni 4)
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Ebrei italiani uccisi nella Shoah

- Fonte ebrei residenti in Italia: V. Galimi, Sotto gli occhi di tutti. La società italiana e le persecuzioni contro gli ebrei, Le Monnier 2018, p.12
- Fonte ebrei rimasti in Italia nel 1943: M.A. Matard-Bonucci, L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei, Il Mulino, 2007, p. 375
- Fonte ebrei italiani deportati: L.Picciotto, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), Mursia, 1991, p. 26
- Fonte percentuale ebrei deportati: ricalcolo percentuale nostro su cifre riportate in M.A. Matard-Bonucci, L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei, Il Mulino, 2007, p. 375. (si ringrazia anche M.Sarfatti per la consulenza sul punto)
- Fonte ebrei italiani uccisi nella Shoah: L.Picciotto, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), Mursia, 1991, p. 26

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“Ognuno è l’ebreo di qualcuno.”

Primo Levi
(da Se non ora quando, in Opere, Vol II, p.427)
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IL RACCONTO E LA MEMORIA DELLE LEGGI RAZZIALI
RAI TV
Storiografia e memorialistica
Cultura e politica
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Anni '40
Storiografia e memorialistica
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Storia tragica e grottesca del razzismo fascista

1946: Primo volume sul tema, è scritto da un noto giornalista e scrittore ebreo. L’introduzione delle leggi razziali è presentata come una diretta imposizione tedesca (“per ordine di Adolfo Hitler”, p.65). Concetto ribadito nell’appendice anche dall’autorevole ex Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando (secondo cui, se Mussolini fece quelle leggi, “vuol dire che obbedì a una condizione che gli fu imposta”, p.142). Quanto agli italiani, si parla di un’autentica “congiura di disobbedienza” attuata dalla popolazione contro quelle disposizioni. Se ne elogia la “solidarietà quotidiana silenziosa e spesso coraggiosa” prestata agli ebrei (p.136).

Autore
Eucardio Momigliano
Einaudi rifiuta "Se questo è un uomo"

1947: Il manoscritto di Se questo è un uomo di Primo Levi viene rifiutato da Einaudi (pur affidatosi al giudizio di Cesare Pavese e Natalia Ginzburg, quest'ultima tra l'altro anch'essa ebrea). Esce allora per il piccolo editore De Silva, vendendo solo 1500 copie e riscuotendo ben poco impatto.

Autore
Primo Levi
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Cultura e politica

1945: Il 15 gennaio, a guerra ancora in corso, viene approvata la mozione dei Gruppi Sionistici Italiani, esprimente gratitudine per la “silenziosa, spesso eroica solidarietà” mostrata dagli Italiani verso gli ebrei.

1946: il 22 giugno viene approvata dal governo De Gasperi la c.d. “amnistia Togliatti”, voluta dal Ministro di Giustizia Palmiro Togliatti (PCI) per promuovere la pacificazione sociale nel Dopoguerra "di tutti i buoni italiani". Essa include anche i colpevoli di reati razziali.

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“Nessuno, in nessun ambiente, voleva sentir parlare di Auschwitz e di quanto era successo a quelli come me.

Anche io volevo tornare alla normalità.”

Liliana Segre
(da La memoria rende liberi, p. 174)
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Anni '50
RAI TV

1954: Il 3 gennaio la Rai TV comincia il suo servizio di trasmissioni regolari.

1959: Cinquant’anni, 1898-1948

Cinquant’anni: 1898-1948, pt. 7 (1938-1940: vigilia di guerra), in onda il 25 gennaio 1959 alle 22.05 (ID Teca: C27). La serie, la prima di genere storico della RaiTv, e in preparazione già da tre anni, fu trasmessa – con vasto successo di pubblico – a partire dal dicembre ’58 e curata dall’affermato vaticanista e saggista d’impostazione liberale Silvio Negro.

Questo estratto, sin qui sconosciuto anche agli specialisti del tema, è da considerarsi la primissima menzione delle leggi razziali nella storia della televisione italiana.
Pur nella sua brevità, è importante perché testimonia e fissa subito il tono che resterà dominante per decenni: quello, cioè, che presenta le leggi come un’iniziativa del regime attivamente rifiutata dalla popolazione, tutta intenta a salvare gli ebrei. Una trattazione dolente ma auto-assolutoria per il Paese.
Il breve seguito della sequenza (qui non proposto per motivi di copyright) menzionava l’emigrazione in USA del fisico Enrico Fermi a causa delle leggi razziali e chiudeva con la constatazione (vera ma minimizzante e consolatoria) che “sotto Hitler da tempo succedevano cose molto peggiori”.

Storiografia e memorialistica
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Le persecuzioni razziali in Italia, in «Il Ponte»

1952: Secondo breve studio sul tema, uscito (a puntate: n.7,8,11-1952 e n.7-1953) sull'autorevole rivista di politica e letteratura Il Ponte. L’antisemitismo fascista è nuovamente presentato come «imposto a Mussolini» da Hitler.

Autore
Antonio Spinosa
Se questo è un uomo

1958: Dopo averlo rifiutato nuovamente nel 1952 (perchè, pur essendo un "bel libro (...) non avrebbe molta probabilità di successo"), Einaudi finalmente torna sui suoi passi e pubblica Se questo è un uomo. Il libro diventa presto un classico e un successo mondiale, tradotto in oltre 40 lingue diverse.

Autore
Primo Levi
Gli ebrei sotto l'occupazione italiana

1956: Il CDJC (Centre de Documentation Juive Contemporaine) pubblica una raccolta di documenti della Gestapo nazista da cui risultano gli aiuti prestati agli ebrei dalle autorità italiane nelle zone da esse occupate in guerra (Francia del Sud, Croazia, Grecia). Di ciò, vi si legge, "il merito va al popolo italiano, che è in fondo un popolo umano e cristiano" (p.30). Malgrado le leggi razziali, "il popolo italiano, con la sua saggezza mediterranea, fu in gran parte assolutamente ostile a queste tendenze [antisemite,] (...) all'opposto di quello tedesco." (p.5)

Autore
Léon Poliakov
Autore
Jacques Sabille
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Cultura e politica

1957: a Gerusalemme apre lo Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto.

1957: a Roma il Presidente dell’UCII (Unione Comunità Israelitiche Italiane) Sergio Piperno ricorda in un discorso: “Tutti si prodigarono” e rende grazie a “tutta la cittadinanza romana che, salvo pochissime eccezioni, solidarizzò con gli ebrei”.

1957: Gaetano Azzariti, già redattore delle leggi razziali e Presidente del ‘Tribunale della razza’, viene nominato presidente della Corte Costituzionale e vi resta fino alla morte, nel 1961, senza che la cosa susciti scandali.

1958: Un cinegiornale (“La settimana Incom” n. 01659, 29 maggio) fa menzione per la prima volta della legislazione razziale in Italia, parlando però, con un errore significativo, di “leggi naziste” (anzichè fasciste), riflettendo evidentemente la convinzione dell’epoca che attribuiva l’antisemitismo fascista a imposizioni di Hitler.

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Anni '60
RAI TV
1962: HITLER ÜBERALL

Anni d’Europa – Storia del Terzo Reich, pt.3 (Hitler Überall; ID Teca: C1471), trasmesso venerdì 19 ottobre 1962 sul Secondo Canale alle 21.05. Regia di Liliana Cavani, testi di Boris Ulianich (storico e in seguito senatore, nelle file della sinistra indipendente).


Questo è l’estratto che fin qui gli studiosi avevano erroneamente ritenuto la prima menzione televisiva delle leggi razziali. Nell’ambito della sua serie sulla storia del nazismo, la giovane regista Liliana Cavani inserisce un riferimento all’antisemitismo fascista, seppur breve (venti secondi appena, anche dato il contesto tematico), presentandolo come una mera imitazione del nazismo.

1963: TV7. PIAZZA GIUDIA

Tv7. Piazza Giudia. Di Sergio Zavoli. In onda il 21 ottobre 1963, alle ore 21.05, sul Canale nazionale (ID Teca: F326433).


A vent’anni di distanza dal rastrellamento del 16 ottobre ’43, Sergio Zavoli porta le telecamere di ‘TV7’ nel quartiere ebraico di Roma, trovando diversi sopravvissuti pronti a rievocare l’accaduto. Ne esce un’inchiesta di circa 16 minuti (di cui qui abbiamo scelto un estratto), preziosa dal punto di vista storico e magistrale dal punto di vista televisivo (si notino le riprese del pallone dall’alto, gli eleganti movimenti di camera, il taglio di montaggio che passa da un braccio all’altro, le telecamere che seguono un abitante nel cortile interno e sui tetti retrostanti la casa, conducendo così lo spettatore non solo nella vita quotidiana del ‘ghetto’ ma anche nelle improvvisate vie di fuga e nell’intimità violata all’alba di quel sabato nero). Dal punto di vista storico, il servizio non sostiene una tesi predefinita, ma documenta in modo asciutto eppure ricco di umanità il ricordo vivido del dolore e dell’aiuto dato o ricevuto.

1965: LA LOTTA PER LA LIBERTA’

‘La lotta per la libertà. Vent’anni di opposizione al fascismo’, pt.3. In onda l’8 maggio 1965, alle 22.30, sul Programma Nazionale (ID Teca: C5077). A cura di Manlio Del Bosco (militante radicale), con la collaborazione del noto giornalista Andrea Barbato, per la regia di Giuliano Tomei. Ottimi i riscontri di pubblico, sia come indice di gradimento (73) che di ascolto (3,5 milioni) (dati del Servizio Opinioni).


E’ la prima trattazione ampia dell’argomento. 8 minuti sui 48 totali della puntata. Le leggi razziali sono inquadrate nell’ambito della storia dell’antifascismo. Esse avrebbero costituito – come ben riassume la sinossi del programma sul Radiocorriere (n.18, 1965, pp.60-61)– «uno degli atti più impopolari commessi dal regime fascista [che] il popolo italiano, ed anche alcuni seguaci di Mussolini, non si sentono di accettare», in quanto «infamia contraria alle tradizioni del paese». La tesi sostenuta è quella di leggi calate dall’alto dal regime ma non accettate dalla popolazione, che anzi ad essa si sarebbe istintivamente ribellata. E’ la lettura – seducente perché facilmente auto-assolutoria – riassumibile nel luogo comune «italiani brava gente» e che poi verrà chiamata «mito del bravo italiano». Tale tesi del documentario è esposta chiaramente sia dallo storico Renzo De Felice intervistato nel suo studio, sia dal testo letto dalla voce fuori campo, preparato con la consulenza di due storici, Gaetano Arfé e Gabriele De Rosa, di area rispettivamente socialista e democristiana (il secondo, peraltro, autore egli stesso in gioventù, nel ’38, di un opuscolo antisemita, di cui poi si sarebbe pentito).

Storiografia e memorialistica
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Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo

1961: Esce per Einaudi la prima monografia scientifica sul tema. Storia degli ebrei sotto il fascismo. A scriverla, su commissione dell’Unione Comunità Israelitiche, è un giovane storico (fin lì ancora mai occupatosi del fascismo): Renzo De Felice. Confuta l’idea che quella legislazione fosse dovuta a imposizioni naziste. La definisce però, in confronto ad altre, “tutt’altro che personalmente oppressiva” (p.256). E aggiunge: “I primi provvedimenti e l’idea stessa di essi erano stati respinti dalla stragrande maggioranza degli italiani con una unanimità una volta tanto veramente totalitaria”. (p. 345)

Autore
Renzo De Felice
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Cultura e politica

1961: Il Processo Eichmann, tenutosi a Gerusalemme a carico del gerarca nazista Adolf Eichmann porta il tema del genocidio ebraico (fin lì largamente rimosso) al centro dell’attenzione internazionale. Durante il processo, il Procuratore generale e la teste italiana sottolineano la grande solidarietà prestata dagli italiani agli ebrei. Lo stesso fa la filosofa Hannah Arendt nel suo celebre saggio ispiratole da quel processo, La banalità del male (1963).

1961: Un altro cinegiornale, riferendo del processo Eichmann, sottolinea “l’opera di alta umanità degli italiani in difesa degli ebrei braccati dalle SS e dalla Gestapo”. (‘Roma: un italiano salvatore di ebrei’, “Caleidoscopio
ciac” n. 1311, 27-04-1961)

1961: Esce al cinema il film L’oro di Roma, di Carlo Lizzani, sul modo in cui gli ebrei riuscirono – anche con aiuti dei romani non ebrei – a raccogliere i 50kg d’oro estorti loro dai nazisti.

1962: Inizia l’era del “centro-sinistra”, con l’inclusione dei socialisti al governo. Ciò porta una maggiore enfasi sulla Resistenza antifascista come valore unificante e fondativo della Repubblica, epopea redentiva di ogni colpa passata.

1962: esce il romanzo di Giorgio Bassani Il giardino dei Finzi Contini, sulla persecuzione degli ebrei di Ferrara. Vince il Premio Viareggio.

1964: Esce il film Italiani brava gente (di Giuseppe De Santis). Contribuisce a diffondere l’espressione e il luogo comune del “bravo italiano”

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I kg di oro estorti dal comando nazista alla comunità ebraica di Roma col ricatto della deportazione (poi effettuata comunque)
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Gli ebrei deportati da Roma ad Auschwitz nel ‘sabato nero’ del 16 ottobre 1943
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Gli unici di loro tornati vivi, di cui 1 sola donna (=1,6% di sopravvissuti)
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Percentuale di quei deportati uccisi subito col gas all’arrivo ad Auschwitz

- Fonte percentuale uccisi subito ad Auschwitz: L.Picciotto, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), Mursia, 1991, p. 811
- Fonte deportati da Roma il 16 ottobre 1943: M.Avigliano-M.Palmieri, Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia, Einaudi, 2011, p.L
- Fonte sopravvissuti: M. Pezzetti (a cura di), 16 ottobre 1943. La razzia, Gangemi, 2017, p.87
- Fonte percentuale uccisi subito ad Auschwitz: L.Picciotto, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), Mursia, 1991, p. 816

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Italiani salvatori di ebrei riconosciuti ‘Giusti tra le nazioni’ dallo Yad Vashem (su 27.712 totali)
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I sopravvissuti italiani alla Shoah attualmente ancora in vita

- Fonte italiani ‘Giusti tra le nazioni’: Yad Vashem (Centro mondiale per il ricordo dell’Olocausto – Gerusalemme): QUI
- Fonte sopravvissuti ancora in vita: M.Pezzetti e UCEI, citati da “Il Corriere della Sera” 25 gennaio 2020: QUI Dato poi aggiornato da noi dopo la morte di Nedo Fiano (19-12-2020)

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Anni '70
RAI TV
1971: III B. Facciamo l’appello

‘III B. Facciamo l’appello’ . In onda l’8 giugno 1971, alle 22.20, sul Programma Nazionale (ID Teca: C13710). Di Enzo Biagi


L’ex direttore del TG raccoglie i pochi ex-allievi e insegnanti della scuola ebraica di Ferrara sopravvissuti alle persecuzioni e deportazioni (tra cui lo scrittore Giorgio Bassani). Per oltre un’ora Biagi stimola i loro ricordi, chiedendo più volte, tra l’altro, quale fosse stato il comportamento dei loro conoscenti non ebrei (se di aiuto o di ostilità) e ottenendo risposte di vario segno, perché – come risponde qui l’antifascista Matilde Finzi Bassani – «esiste persona e persona». Ma ella stessa poi conclude: «se noi siam qua, lo siamo perché qualcuno ci ha aiutato, sennò non saremmo qui; (…) c’è stata una solidarietà di fondo». Già Biagi nell’introduzione aveva parlato di «questo Paese, che ha per merito principale la sua umanità». Nell’insieme dunque il programma non esce dal quadro interpretativo dell’epoca, pur avendo il merito di parlare del tema e dar voce ai sopravvissuti.

(Biagi stesso, a 21 anni, nel 1941, non era stato immune da una sbandata razzista, recensendo favorevolmente un film nazista di propaganda antisemita, 'Suss l’ebreo'. Ciò a ulteriore riprova della non trascurabile penetrazione dell’antisemitismo tra gli italiani, anche tra giovani brillanti e passati poi convintamente alla Resistenza e a valori democratici).

1977: Italia anni Trenta

‘Italia anni Trenta. Regime, cattolici, chiesa'. In onda il 1 aprile 1977, sulla Rete2 alle ore 21.45 (ID Teca: C23172). Di Pietro Scoppola e Sergio Valentini, con la collaborazione dello storico Renato Moro.


Si torna a parlare del tema, ma senza grosse variazioni interpretative. Avviene nella parte finale di un documentario di 85′ sui rapporti tra regime, cattolici e Chiesa. L’autore – l’affermato storico cattolico Pietro Scoppola – cita, sì, uno scritto antisemita di padre Agostino Gemelli, come esempio di «cedimento al clima», però subito aggiunge: «ma il razzismo suscita un diffuso moto di ripulsa, nel mondo cattolico come del resto in tutta l’opinione pubblica, e molti pronunciamenti ostili della Chiesa». Scoppola stesso compare in video sottolineando le proteste di Pio XI e l’aumento del numero dei sacerdoti antifascisti. La tesi centrale rimane dunque quella del «diffuso moto di ripulsa». Ottimi, nuovamente, gli indici d’ascolto (4,9 milioni) e di gradimento (68) del documentario.

'Olocausto italiano, perchè?' di Arrigo Levi, in onda venerdì 8 giugno 1979 alle 20.40 sulla Rete1 (ID Teca: A72714)


Sull’onda del grande successo della miniserie americana 'Holocaust', trasmessa in Italia in quelle stesse settimane, la Rai manda in onda (sempre in prima serata e sul primo canale) un approfondimento in due puntate, intitolate rispettivamente «Olocausto italiano» e «Olocausto italiano, perché?». Mentre la prima presenta testimonianze filmate sulle stragi di ebrei avvenute in Italia, sulle partenze dei treni da Fossoli, il campo di sterminio della Risiera di San Sabba a Trieste, in questa seconda puntata Arrigo Levi – autorevole giornalista, anch’egli ebreo – modera un lungo dibattito in cui chiede ai suoi ospiti (tra cui il rabbino capo Elio Toaff, gli storici Giuseppe Mayda e Luigi Firpo, la vicepresidente dell’U.C.I.I. Tullia Zevi) di riflettere sui motivi di tali eventi. Sin dal titolo, la trasmissione prova a porsi finalmente il problema del ruolo dell’Italia nell’Olocausto. E per circa un’ora il conduttore insiste perché gli ospiti affrontino senza divagare il «nodo» del ruolo dell’Italia. D’altro canto però, da questo interessante dibattito, pur non privo di notazioni su complicità italiane, emerge infine la tradizionale autoassoluzione: a riconfermare la tesi «Italiani brava gente» sono prima lo storico e deportato Vittorio Giuntella (nel primo di questi due estratti video) e poi (nel secondo, subito sotto) lo stesso Arrigo Levi e lo scrittore britannico Stuart Hood, all’epoca resistente straniero coraggiosamente ospitato dai contadini italiani. Qui tra l’altro Giuntella ipotizza ancora (nonostante le confutazioni già fornite dal libro di De Felice) che alla base dell’adozione italiana delle leggi razziali vi siano state “probabilmente anche delle richieste precise dei nazisti e di Hitler in persona“.

Storiografia e memorialistica
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L'antisemitismo italiano sotto il fascismo

1975: Ugo Caffaz (politico ed operatore culturale, esponente della comunità ebraica fiorentina) pubblica una breve raccolta di testi antisemiti d'epoca fascista. Nell'introduzione sottolinea le radici culturali italiane del fenomeno e problematizza da una prospettiva marxista alcune tesi di De Felice, ma resta concorde con lui riguardo alla reazione degli italiani (pp.7, 28).

Autore
Ugo Caffaz
Ebrei sotto Salò: la persecuzione antisemita 1943-1945

1978: Giuseppe Mayda, giornalista de 'La Stampa', mostra il coinvolgimento diretto dei fascisti, non solo dei tedeschi, nelle deportazioni e persecuzioni di ebrei; sottolinea il silenzio di Pio XII di fronte alle stragi ("una neutralità a dir poco sconcertante", p. 56); tuttavia ribadisce l'interpretazione tradizionale della contrarietà all'antisemitismo della "stragrande maggioranza del popolo" (p. 33), sicché l'aiuto agli ebrei arrivò "dal popolo, dalla gente qualunque, da semplici preti" (retrocopertina).

Autore
Giuseppe Mayda
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Cultura e politica

1970: Vittorio De Sica dirige Il giardino dei Finzi Contini, tratto dal romanzo di Bassani. Vince l’Oscar per miglior film straniero

1978: trasmessa in USA la serie ‘Holocaust’, sulle vite parallele di una famiglia di nazisti e una di ebrei nella Germania degli anni ’30. E’ un successo e uno shock mondiale. Il termine Olocausto entra nel linguaggio comune. La Rai la trasmette l’anno seguente, in 8 puntate, con grande risalto promozionale e riscontri da record (20 milioni di telespettatori; Indice di gradimento: 80% – dati del Servizio Opinioni).

1979: La rivista socialista ‘Critica sociale’ pubblica uno speciale dal titolo “Le colpe degli italiani” (n.5, 1979). Vi si legge: «Nessuno parla delle colpe degli Italiani nel mezzo secolo trascorso, come se la Resistenza antifascista - fatta pur sempre da una minoranza - avesse il potere di riscattare il passato». Ma l’impatto sul grande pubblico è trascurabile.

1979: Il neoeletto papa, il polacco Giovanni Paolo II, si reca in visita ad Auschwitz. Lo definisce “il Golgota del mondo contemporaneo”.

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